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giovedì 28 settembre 2023

Le sponde esotiche dell'Isola Madre

L’autunno sembra ancora lontano, a parte la mattina presto e la sera, quando l’aria si fa pungente e i primi strati leggeri di nebbia velano le campagne.
Se non altro, nonostante il sole ancora caldo le temperature sono più sopportabili, e domenica scorsa erano decisamente fresche. Così, approfittando delle ultime giornate di apertura prolungata delle Isole Borromee – da ottobre a novembre i palazzi chiuderanno prima – abbiamo finalmente visitato l’ultima che ci mancava, la più solitaria e selvatica: l’Isola Madre.
Partiti nel primo pomeriggio e arrivati a Pallanza, dopo qualche peripezia tragicomica nel determinare la posizione esatta del traghetto da prendere – sorvolo sulla mia mezza crisi isterica – e un notevole colpo di fortuna perché per la prima volta, inspiegabilmente, era in ritardo, siamo quindi approdati sull’isola verdissima nel momento in cui si svuotava della maggior parte dei turisti. Un’immagine che mi ha procurato un intenso godimento.
Invertendo il programma, abbiamo preferito ristorarci subito al bar, con un buon caffè e una tortina di mele squisita – il prezzo un pochino meno – circondati da uccellini golosi che si posavano dappertutto e beccavano le briciole di torta dalle mani, e persino da due pavoni bianchi. Anche loro hanno beccato, con una delicatezza che non mi aspettavo, le briciole più grandi dalle mani, e quello un po’ spelacchiato che ho avuto accanto per tutta la durata della merenda mi è rimasto nel cuore.
Solo quando abbiamo finito di mangiare abbiamo notato il foglio plastificato, inserito nel porta-menù, dove c’era scritto di non offrire cibo a uccellini e pavoni – probabilmente la loro presenza irruenta e vivace può dare fastidio a un certo tipo di persone. Non gli avrei dato retta prima, e non l’ho fatto dopo. Con più discrezione, ho lasciato cadere a terra tutte le briciole rimaste nel piatto, fra il tripudio di gioia di tutti i volatili e una buona dose di soddisfazione mia.


Salutati uccellini e pavoni, iniziamo quindi l’esplorazione vera e propria dell’Isola, partendo dal cortile, con la splendida vasca di ninfee fiorite, e proseguendo nel Palazzo Borromeo, con le sue numerose stanze, i grandi letti a baldacchino, la sala da pranzo, lo studio, la biblioteca, i due teatri delle marionette – quello del paradiso e quello dell’inferno – e il Salotto Veneziano, con le pareti affrescate e il soffitto che richiama un pergolato fiorito, ma che, ammetto, mi ricorda una grande ed elegante ragnatela.




Leggendo i testi presenti sulla mappa dell’isola, scopro una piccola parte della sua storia:
Per il suo patrimonio botanico, tale da renderla esotica e particolare, Gustave Flaubert la definiva “il luogo più voluttuoso al mondo”.
“Emersa già nell’era glaciale, un documento del 22 settembre 846 testimonia la presenza sull’isola – allora nominata Isola di San Vittore – di poche case, una chiesetta dedicata al santo e alcune piante d’ulivo destinate alla produzione dell’olio da usare nelle liturgie.”



“L’Isola Madre, con i suoi otto ettari di estensione, è la più grande delle Isole Borromee. (…) I lavori sull’isola cominciarono nel 1513”, con il passaggio di proprietà dal vescovo di Novara al nobile Lancillotto Borromeo, “e le prime notizie documentate risalgono al 1583, quando Renato I Borromeo affida il cantiere di Palazzo all’architetto Pellegrino Tibaldi.”


“L’anima dell’isola è il suo parco che nel tempo ha donato a questo angolo di paradiso un’immagine sempre nuova. Da tenuta agricola con piantagioni di viti, ulivi, fichi, castagni e ciliegi alla creazione di terrazze all’italiana con aranci, limoni e cedri. A partire dall’Ottocento la vasta area agricola viene trasformata progressivamente in un giardino all’inglese, con la costruzione nel 1826 delle prime serre.
Rare specie botaniche provenienti da tutto il mondo, animali dai piumaggi variopinti e una vegetazione lussureggiante fanno ancora oggi di quest’isola un Eden sospeso sull’acqua. (…)
La dimora venne a lungo abitata dalla famiglia Borromeo, soprattutto tra Settecento e Ottocento.
”
Intorno al 1990 “la principessa Bona Borromeo ha intrapreso un’importante campagna di restauri delle sale del Palazzo, aprendole poi al pubblico.”



Usciti all’esterno del palazzo, scopriamo di fronte all’ingresso un gigantesco cipresso del Kashmir, la sua grandezza è impressionante, e fagiani e pavoni sostano volentieri sotto i suoi folti rami piangenti. Da lì in avanti si apre il parco botanico, ombroso e freschissimo, abitato da fagiani e pavoni di tutti i colori, che indisturbati dalla nostra presenza ci camminano accanto attraverso i prati e lungo i sentieri che si affacciano sul lago.



Ammiro soprattutto il boschetto di altissimi bambù, che fanno sembrare, per qualche attimo, di essere davvero in qualche paese orientale, lontano ed esotico.



Anche il lato opposto del palazzo è ricco di vegetazione, questa volta fatta di fiori di molte specie diverse. Buganvillee, lantane, solani, ipomee e tante altre piante, creano armonie di colori brillanti lungo le mura illuminate dal sole.
Mentre camminiamo, continuo a sentire un profumo buonissimo, dolce e inebriante, ma pur annusando la maggior parte dei fiori non riesco a capire da dove provenga. Rimarrà un mistero che, dopotutto, mi piace che resti insoluto.


Il tramonto si avvicina, e con lui l’ultimo traghetto che riporterà alla terraferma. Nell’attesa, scatto ancora qualche fotografia ai fiori dell’isola e alle acque turchesi che amo tanto.


Saliti sul traghetto, l’ultimo raggio di sole svanisce oltre la montagna, e il lago si tinge di blu scuro. Mentre navighiamo sulle acque calme, in lontananza alcune vette oltre le vette appaiono fra veli bianco azzurri, in un momento liminale di assoluta bellezza.
Mi specchio in quella visione, in quei colori, e riconosco i colori della mia anima. Fra quelle sfumature posso perdermi e ritrovarmi, e sciogliermi, e dimenticare, per poi ricordare.
È un amato riflesso, e lo porto via con me.


Sono luoghi meravigliosi, queste isole, e le amo moltissimo. Sono certa che le incontrerò di nuovo, molto presto, quando l’autunno sarà arrivato, e le nebbie che salgono dal lago nasconderanno le loro sponde.

***

ALBUM FOTOGRAFICI
Il Palazzo Borromeo
Il Giardino Botanico

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Note di Viaggio:
L’Isola Madre è la più lontana delle Isole Borromee rispetto a Stresa, e per limitare la durata della navigazione è possibile arrivare fino a Pallanza, a pochi chilometri da Verbania, e prendere il traghetto all’imbarcadero di Viale delle Magnolie. La traversata da lì dura solo 10 minuti, mentre da Stresa sono circa 40 minuti.
Per arrivare a Pallanza occorre prendere l’autostrada A26, in direzione Gravellona Toce, superando il casello di fine autostrada, proseguendo sulla SS33 e uscendo poco dopo, a Verbania.
Gli orari di visita all’Isola Madre dipendono dalla stagione, le date esatte sono sempre aggiornate sul sito delle Isole Borromee, alla pagina dedicata all’Isola Madre.
Da aprile a settembre l’isola è aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 17:30 (ultimo ingresso), il Palazzo chiude alle 18:00, mentre i giardini alle 18:30; nel mese di ottobre le chiusure sono anticipate di mezz’ora, il Palazzo chiude alle 17:30 e i giardini alle 18:00. Per i primi giorni di novembre la chiusura è anticipata alle 17:00. Da novembre a marzo, per la stagione invernale, l'isola resta chiusa alle visite.
Consiglio sempre di visitare il sito Isole Borromee per conoscere ogni aggiornamento di date e orari di visita.

sabato 17 agosto 2019

Il Giardino Botanico di Alpino

Uno dei periodi dell’anno che amo di più è il mese di agosto, quando l’estate volge al termine, l’aria si fa più fresca e il sole è meno aggressivo e debilitante. In queste giornate mi piace soprattutto passeggiare vicino all’acqua turchese, che riflette i raggi solari e crea liquidi bagliori quasi ipnotici.
Vivo queste giornate come un inno al sole e alla sua luce, e proprio per immergermi in questa bellezza, ieri ho voluto visitare due posti che desideravo vedere da tempo.
Il primo è il Giardino Botanico Alpinia, immerso nel verde delle montagne del Mottarone, e si trova ad Alpino, una piccola frazione di Stresa, sul Lago Maggiore.
Siamo arrivate nel primo pomeriggio, con il sole che giocava a nascondino dietro le nuvole, e che per tutto il percorso ha contribuito a create attimi di inaspettata magia.
Superato l’ingresso, abbiamo iniziato a passeggiare lungo il sentierino lastricato, che si snodava fra aiuole piene di erbe e fiori, ognuna con la sua targhetta che spiegava il nome botanico, il nome comune e in certi casi la provenienza. Una musica bassa e dolcissima – diffusa da alcuni discreti altoparlanti, mascherati da sassi a lato del sentiero – allietava la passeggiata. Sono sicura che anche le piante beneficiassero di quei suoni delicati, per nulla invadenti, e anzi, molto rilassanti.

Il Giardino Botanico Alpinia

Il Giardino Botanico Alpinia

Lungo il percorso si incontrano moltissime specie di piante, circa un migliaio. Alcune erano ben riconoscibili perché fiorite, o dotate di foglie particolari; altre erano meno sviluppate, o semplicemente avevano terminato il tempo di fioritura. Forse non ho scelto il periodo migliore per godere di tutte le fioriture, e consiglio a chi vuole visitare i giardini botanici di montagna – e non soffre troppo il caldo – di farlo a giugno e luglio, così da immergersi nella natura nel momento del suo maggiore rigoglio.
In ogni caso, anche ad agosto il giardino è splendido. Ho amato particolarmente le macchie di brugo rosa, le piante di carlina nascoste qua e là, la genziana dai fiori viola intenso, una specie di cardo molto pungente dalle sfumature blu, e proprio per onorare il sole, l’enula campana, che si dice sia fiorita dalle lacrime di Elena, quando pianse i combattenti morti nella guerra di Troia, scoppiata per causa sua.

Il Giardino Botanico Alpinia

Il Giardino Botanico Alpinia - La pianta Carlina

Proseguendo lungo il percorso, ad un certo punto si raggiunge una piccola zona panoramica, affacciata sopra il Lago Maggiore. Alcune panchine permettono di sedersi davanti a questa vista incantevole e lasciar vagare lo sguardo non solo sul lago, con le sue acque azzurro intenso e le sue isolette – sono ben visibili l’Isola Bella, l’Isola dei Pescatori con le barchette attraccate e l’Isola Madre – ma anche sulle montagne che lo circondano.

La vista sul Lago Maggiore

Ieri erano velate di bianco e azzurro, sfiorate dalle nuvole basse, immerse in una calma assoluta, e guardandole ho percepito qualcosa che sul subito non sono riuscita a decifrare – c’erano altre persone che davanti a quella vista si perdevano in chiacchiere, e non ho potuto lasciarmi andare e ascoltare.
Solo in un secondo momento ho compreso quel senso di sospensione. Era il loro ritmo vitale, così diverso e contrapposto alla nostra insensata frenesia. Quelle montagne velate e sospese stavano respirando impercettibilmente. Ogni loro respiro, lento e profondo, dura centinaia di anni, e mentre noi rincorriamo il tempo scandito in minuti, ore, giorni, loro vivono l’eternità, pregne di una pura e perenne armonia.
E per quanto tentiamo di scalarle e percorrerle in lungo e in largo, in realtà non ci avviciniamo mai veramente a loro. L’unico modo per accostarci alla loro essenza è riconoscere il loro ritmo vitale, assecondarlo, e cercare di allineare il nostro ai suoi lenti e calmi battiti.
Allora le distanze si annullano, e anche noi cominciamo a respirare con le montagne. E ogni nostro respiro può durare centinaia di anni.

La vista del lago e delle montagne è uno dei motivi per cui vale veramente la pena di visitare il giardino, oltre, ovviamente, alla bellezza delle piante selvatiche che ospita.
Riprendendo a camminare, il percorso circolare ha proseguito ancora tra la moltitudine di piantine, alternate ai cespugli di erica, per poi ritornare alla sua parte iniziale, dove si può passeggiare ancora intorno alle aiuole sparse e pianeggianti.

Il Giardino Botanico Alpinia

Il Giardino Botanico Alpinia

Come scrivevo all’inizio, durante la passeggiata il sole era quasi sempre nascosto, ma ogni volta che, infiltrandosi tra una nuvola e l’altra, spargeva la sua luce dorata sul giardino, questo sembrava animarsi e gioire insieme a lui.
Per fortuna sono riuscita ad approfittare di quei brevi momenti assolati per scattare le fotografie migliori, e per incantarmi qualche secondo davanti a quei raggi che creavano qua e là filamenti luminosi, macchie di luce, e piacevoli ombre.
Credo che se la giornata fosse stata completamente limpida non avrei vissuto così intensamente quegli istanti improvvisi di luce abbagliante, sentendoli come veri e propri doni inaspettati.
Il sole che giocava a nascondino ha fatto giocare a nascondino anche me: ogni volta che faceva capolino cercavo di catturarne ogni riflesso, correndogli dietro come una bambina che segue l’amico nascosto e cerca di prenderlo prima che raggiunga la tana.
E lui si è lasciato prendere, sorridendo fra i rami e le foglie, per poi scappare via di nuovo dietro le sue soffici nuvole.

Il Giardino Botanico Alpinia

Il Giardino Botanico Alpinia

Terminata la bella passeggiata al giardino botanico Alpinia, e dopo una brevissima tappa rifocillante a Gignese, con tutti i suoi ombrelli colorati appesi fra le vie, ci siamo spostate di pochi chilometri per raggiungere un paesino limitrofo, dove avevo ricordato, poco prima di partire, che c’era qualcosa di molto importante da vedere da vicino.

Continua qui:
Il Tempio del Sole di Levo

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Note di Viaggio:
Per arrivare al Giardino Botanico Alpinia si percorre l’autostrada A26 in direzione Gravellona Toce e si esce a Carpugnino. Da qui, si prosegue in salita verso il Mottarone, fino a raggiungere la frazione Alpino, parte del Comune di Stresa. Il Giardino è aperto tutti i giorni dalle 9:30 alle 18, l’ingresso costa 4 euro.
Consiglio di visitarlo nei periodi di massima fioritura, da giugno a luglio, magari in una tiepida giornata di sole.
Qui sono raccolte molte altre fotografie scattate durante la gita:
Giardino Botanico Alpinia