Appena arrivati, parcheggiata la macchina con un pizzico di fortuna nell’ultimo posto rimasto libero nel parcheggio, ho notato subito una differenza rispetto all’anno passato, ovvero la mancanza della pioggia, a causa della quale i prati verdi e vivaci erano completamente aridi, secchi e giallastri. La siccità e il surriscaldamento hanno colpito anche le montagne, e purtroppo sembra che non vi sia magia di strega abbastanza forte da curare una natura così ferita e stremata dalla insana mano umana. È un colpo al cuore, al quale non credo sia possibile abituarsi, almeno per chi un cuore e un’anima naturale ce li ha ancora.
Per fortuna almeno non faceva troppo caldo, così abbiamo potuto fare una bella passeggiata fra le bancarelle, salutare vecchie amiche e acquistare nuovi libri e incensi artigianali. Ovviamente non prima di esserci fermati alla Trattoria Cistella per un caffè e una fetta di crostata integrale con i frutti di bosco.
Ripresa l’esplorazione, mentre nuvole scure si addensavano sopra le vette e un vento fresco iniziava a soffiare intensamente, mi sono imbattuta quasi per caso nello stand di quella che, poco dopo, ho scoperto essere l’illustratrice della locandina della festa. Ho sempre amato il volto di fanciulla-strega tra i fiori, stampato sui dépliant de Le Streghe della Valle Antigorio, e trovare la mano che l’aveva ritratta, nonché tante altre illustrazioni di fanciulle-streghe stampate su carta pregiata, è stata una gioia grandissima. Le ho prese tutte quante, una per tipo. Ma soprattutto conoscere l’illustratrice, Elisa Squillace, è stato per me quasi commovente.
Proseguendo, al museo etnografico Casa del Cappellano, già visitato l’anno scorso, ho finalmente acquistato il libro che contiene gli atti del processo alle streghe di Croveo, così potrò studiarlo con calma e attenzione. Dopo questa tappa obbligata ci siamo inoltrati su alcune stradine che un anno fa mi ero persa, scoprendo con sorpresa un percorso che si snoda in tutto il borgo di Croveo, scandito da cartelloni illustrati da Elisa che riportano la storia del luogo, delle sue streghe, e le leggende locali. Nulla di meglio per una cercatrice di leggende come me. Non ho trovato tutte le tappe, e questo è un motivo in più per tornare, magari lontano dalla festa, e cercarle tutte.
Raggiunto il piccolo portico antico, con le vasche di acqua purissima, sono rimasta alcuni minuti a guardare il mosaico dedicato a Giovanna la Fiora e alle altre streghe processate e torturate dall’Inquisizione. Proprio lì accanto due anziane del posto, vestite con abiti tradizionali, rievocavano l’antica filatura e tessitura della canapa con i loro strumenti di legno.
Dopo aver continuato il percorso fra le strette e pietrose vie del borgo, fra incontri inaspettati che hanno ricordato il mio primo innamoramento di quando ero bambina, ci siamo spostati appena fuori il centro del paesino per incontrare un luogo che, visto in fotografia, mi aveva incantata. Abbiamo raggiunto, attraverso il sentiero che costeggia il bosco, una parte del Giardino Glaciale degli Orridi di Uriezzo, ovvero le Caldaie del Diavolo di Croveo. Dal centro del ponte, crocevia di streghe, poiché si diceva che proprio lì accanto si cospargessero il corpo di unguento e volassero sul monte Cistella per danzare e celebrare i sabba, si assiste allo scrosciare eterno della cascata, che passa sotto a due enormi pietre appoggiate l’una sull’altra.
La forma dell’acqua sembra disegnare le sembianze di un inquietante fantasma ammantato di bianco, dal volto scuro e misterioso. Più lo osservavo, più mi sentivo osservata da lui. Cosa possa aver visto, lui solo lo sa, e gelosamente serba il suo segreto.
Stare davanti a una cascata simile permette di percepire la potenza inarrestabile della natura. Una natura che tuttavia continua a essere maltrattata e stremata, e che reagisce devastando e stremando, come necessaria conseguenza di ciò che subisce. Si assiste impotenti a tutto questo, con la vana speranza che gli uomini peggiori, i più potenti e privi di umanità, prima o poi si rendano conto di ciò che fanno.
Ai due lati del ponte, due cartelloni, uno dei quali illustrato da Elisa – il disegno che fra tutti amo di più – raccontano la storia e le leggende del posto. Quella delle Caldaie del Diavolo e quella del malvagio Rampign le ho trascritte accuratamente, e sono riportate qui sotto.
Lasciate le impressionanti Caldaie del Diavolo con la loro cascata, le nuvole erano ormai sopra di noi e qualche goccia fresca ha iniziato a cadere. Dopotutto, forse, qualche strega ci è riuscita a far piovere, ho pensato sorridendo. Ci siamo quindi infilati di nuovo alla Trattoria Cistella, dove abbiamo cenato con deliziosi gnocchetti alle ortiche conditi con burro e salvia per me, e gnocchi di zucca e castagne ai funghi porcini per il mio compagno e mia mamma. Tutto squisito.
Sotto una pioggia sempre più forte, con una temperatura di colpo decisamente bassa, siamo corsi a prendere la macchina per riprendere la via di casa. Eccezionalmente, ho lasciato che a guidare fosse il mio compagno. Ho scoperto che se la mia macchina la guida lui non soffro il mal d’auto, e per una volta mi è piaciuto rilassarmi e godermi il viaggio di ritorno, avvolta nel golfino, guardando fuori dal finestrino le montagne che scorrevano veloci sotto nuvoloni scuri e carichi di pioggia. Credo anche di essermi addormentata per qualche minuto… tante piccole cose che, in un mondo in cui mi sento sempre diversa dagli altri e spesso inadatta, mi fanno sentire un pochino più normale. Poco però… alla mia diversità ci tengo.
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Prima di avvicinarmi al ponte e alla cascata ho scattato una fotografia al cartellone che racconta le leggende delle Caldaie del Diavolo di Croveo. Riporto integralmente ciò che è riportato. Le parti in corsivo, come indicato sul cartellone, sono tratte dalla rivista L’Ossola, che in due numeri, tra il 1898 e il 1899, pubblicò la leggenda scritta da Ottorino Leoni.
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La leggenda delle Caldaie del Diavolo di Croveo
“Nei tempi antichi quando ancora i santi operavano prodigi e il diavolo andava pel mondo a giocar tiri birboni alla povera umanità, sorgeva nel letto del Devero, sotto Croveo, un molino che, distrutto e riedificato più volte, si vede tuttora sulla destra riva del fiume, presso le caldaie. Erane proprietario un vecchio ubbriacone e attaccabrighe, il quale di buono non aveva che una figlia, Lucia, bella e savia ed altrettanto amata da tutti, quanto il padre era cattivo e detestato.”
Tra Lucia e Michele, forestiero che si era stabilito a Croveo per fare anch’egli il mugnaio e costruire un mulino sul Devero, nacque l’amore, ostacolato da Domenico, il perfido padre della ragazza, che, abbandonato, accettò l’aiuto del Diavolo per ottenere vendetta.
Ma immediatamente se ne pentì e cercò l’aiuto del vecchio e santo eremita che viveva in una piccola grotta poco sopra al fiume. Il Diavolo apparve sulla cima della montagna, e il vecchio santo, gettatosi a terra con le braccia protese implorò la protezione celeste. Il Diavolo iniziò a lanciare enormi macigni sul torrente per distruggere il mulino e uccidere i due giovani. Ma miracolosamente non riuscì nell’intento e se ne tornò all’inferno, scornato.
Cessato il pericolo, Domenico, pentito, abbracciò e perdonò i giovani amanti, che si sposarono con la sua benedizione. E tutto andò bene fino alla morte del vecchio e santo eremita. Alla sua morte il Diavolo volle prendersi la sua rivincita e ostruì il letto del fiume per annegare i mugnai.
“Prese dunque due massi enormi, li trascinò alla riva del fiume e li sollevò in alto per precipitarveli in mezzo; ma per lo sforzo e nella fretta scivolò sull’umido terreno e cadde nell’acqua con sì mala sorte, che i due massi, cozzando l’uno contro l’altro, ne afferrarono in mezzo la coda. Per ira e dolore il demonio mandò acutissime grida, che intronarono per valli e per monti, come ululato di mille lupi presi al laccio. Cercò più volte invano di svincolarsi dalla terribile stretta; finalmente, in un parossismo di spasimo e di furore, diede un tale strappo, che un pezzo di coda rimase fra le rocce e lui andò a gambe levate, battendo il capo sopra uno dei massi, dove produsse una lunga spaccatura.
Per la seconda volta dovette darsi per vinto dinanzi a quella potenza occulta, più forte di lui, e tutto sanguinoso e cosparso di fango, si sprofondò nelle viscere della terra.
I due massi, bizzarramente accostati pel vertice l’un contro l’altro, giacciono fin d’allora in quella posizione e formano un ciclopico arco, sotto cui il torrente Devero, bianco di schiuma, si precipita in romoreggiante cascata nel profondo vortice, che il volgo battezzò col nome di caldaie del Diavolo.”
La leggenda svela inoltre come la vera causa dell’epidemia di peste che colpì non solo l’Ossola ma tutta Italia fu il mozzicone di coda del Diavolo che ammorbò le acque del Devero, del Toce, del Ticino, e dell’intero Po, fino a che non si fu del tutto consumato.
“Era proprio quello il caso di dire che il Diavolo ci aveva messo la coda…”
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La leggenda del Rampign
“A questo ponte e ad altri luoghi pericolosi, come canali, fontanoni o gole, è legata una leggenda tramandata dagli anziani del paese, forse nata per incutere nei bambini un senso di timore e per allontanare il rischio di cadere. Si racconta di un’entità malvagia, il “rampign”, che vive in questi luoghi pericolosi e che, se non si sta attenti o ci si sporge troppo, trascina di sotto l’incauto allungando improvvisamente un “rampino”.”
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In merito a tutto ciò che riguarda le streghe di Croveo, proseguirò con lo studio, anche grazie ai libri acquistati alla festa, e magari scriverò qualcosa di approfondito non appena conoscerò adeguatamente l’argomento.
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ALBUM FOTOGRAFICO
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Note di viaggio:
La festa Le Streghe della Valle Antigorio si svolge da alcuni anni nell’ultimo weekend di luglio, a Croveo di Baceno. Tutte le info sono disponibili sulla relativa pagina di FB e su Instagram, cercando @streghe.valle.antigorio
Per conoscere le splendide illustrazioni di Elisa Squillace potete seguirla e contattarla su Instagram: @arte.sensibile