Abbiamo caricato la macchina all’ora di pranzo della scorsa domenica, per trovare la strada libera e tranquilla, e siamo partiti con gioia e serenità verso l’amato mare ligure.
Dopo la tappa, ormai divenuta obbligatoria e tradizionale, all’autogrill di Masone, dove ruota la maestosa pala eolica e la striscia azzurra del mare si scorge già da lontano, abbiamo proseguito verso la Riviera di Levante.
Questa volta avevamo scelto di affittare una mansardina carinissima in stile boho nel paesino di Bogliasco, che volevo assolutamente vedere per via di una dolce leggenda, così prima di dirigerci a Camogli abbiamo fatto una breve sosta lì, dove abbiamo conosciuto Adria, la gentilissima padrona di casa, e abbiamo scaricato le borse dalla macchina. Adria ci ha dato le chiavi e ci ha consigliato di raggiungere Camogli con il comodissimo treno che si ferma proprio davanti alla scalinata che porta alla spiaggia e agli scogli, così da evitare di dover cercare un parcheggio pressoché introvabile. In effetti il treno raggiunge Camogli in soli quindici minuti e a parte il piccolo ritardo è stato una soluzione ottima.
Siamo quindi scesi a Camogli e passando accanto ai negozietti, dai quali questa volta mi ero ripromessa di acquistare qualcosa di carino, ma faceva di nuovo troppo caldo per fermarsi, ci siamo diretti verso gli scogli accanto al Castello della Dragonara – o Castel Dragone, di cui ho scritto un anno fa qui – dove abbiamo fatto il bagno in un’acqua limpida e freschissima. Il mio compagno lo desiderava da un anno, e io ero curiosa, dato che il bagno fra gli scogli non lo avevo mai fatto.
È stato divertente e rigenerante, e dopo essere usciti e aver fatto una veloce doccia, ci siamo diretti alla antica Focacceria Revello 1964, che offre le migliori focacce del posto. E lo posso confermare, non credo di aver mai mangiato una focaccia ligure così buona. Io ho scelto la focaccia semplice, sottile, con la superficie dorata e croccante e l’interno morbido, con tanto olio e un sapore delizioso; il mio compagno invece ha scelto la famosa focaccia di Recco, sottile e piena di formaggio fuso, buonissima.
Le abbiamo gustate davanti al mare e poi ci siamo rilassati con un tè freddo e una birra in uno dei bar della piazzetta, prima di fare una passeggiata per rivedere il coloratissimo porto, il Castello della Dragonara, le sculture delle code di balena e, in lontananza perché non si poteva proseguire per raggiungerlo, il piccolo faro bianco e verde.
Con la pancia piena e un pochino di stanchezza siamo quindi tornati in treno a Bogliasco, e dopo una doccia che ci ha rimessi al mondo siamo usciti a passeggiare per il paesino, molto carino.
Il nome di Bogliasco sembra avere origine dalla parola bogli, dal latino bulliens, che significa “bollente”, forse perché il torrente che la attraversa veniva chiamato rio dei bogli, per via di piccole cascatelle che nelle pozze presenti lungo il percorso creavano un effetto gorgogliante o spumeggiante, simile all’acqua che bolle. Un’altra possibilità vorrebbe invece che il termine derivi dal dialetto genovese bœggi, o “buchi”, data la presenza di buche nel torrente; il suffisso asco è una caratteristica prettamente ligure.
La serata a Bogliasco era fresca e ventilata e siamo rimasti per diverso tempo seduti su una panchina a guardare il mare notturno, con le barche e le navi illuminate che, partite da Genova, si inoltravano nell’infinito orizzonte, ormai buio e misterioso.
Ho pensato a quante creature, reali e leggendarie, abitino da sempre il mare, e soprattutto nella notte il mistero delle sue acque profonde è ancora più inconoscibile e affascinante. Il primo quarto di luna brillava sulla superficie increspata dalle onde, uno spicchio dorato che si apprestava a tramontare, creando la bella scia luminosa, quasi rosata.
Siamo passati vicino al ponte cosiddetto romano, ma in realtà di origine medievale, ovvero del XIII secolo circa, perché era il punto in cui è nata una leggenda che ho amato dal primo momento in cui l’ho letta, e anche se ho scattato qualche fotografia serale mi sono ripromessa di tornare la mattina dopo a fotografarlo nuovamente, con la luce del sole. Quindi siamo tornati alla mansardina per passare la notte. La mia è stata un pochino problematica, sono dovuta restare alzata più del previsto per smaltire le focacce – il mio stomaco è il mio punto debole, purtroppo, ma ho imparato a conviverci – e quando finalmente sono potuta andare a letto, sono crollata dal sonno. Non mi capita mai di riuscire a dormire in un “posto nuovo”, a prescindere dalla stanchezza, ma la mansardina di Adria era così tranquilla e accogliente che sono felicemente scivolata in un sonno leggero ma riposante.
La mattina seguente ci siamo alzati poco prima delle 10, senza fretta. Adria non aveva ospiti imminenti, per cui ci aveva concesso di prendercela comoda, senza orari fissi per il checkout. Ci siamo preparati, con il costume e il cambio già in borsa, e dopo aver ricaricato la macchina abbiamo lasciato le chiavi nella cassetta della posta, e siamo usciti. È stata la mia prima esperienza con un Airbnb e ne sono rimasta più che soddisfatta. Se dovessi tornare da queste parti, la mansardina Joy Bamboo di Adria sarebbe di nuovo la soluzione migliore.
Abbiamo quindi raggiunto di nuovo il ponte, che scavalca il torrente Poggio – purtroppo quasi asciutto – e ho scattato altre foto, quindi ci siamo fiondati verso la splendida – ma troppo affollata – spiaggetta sotto la chiesa. Il posto è incantevole, soprattutto se deserto. L’affollamento non ci ha comunque fatto passare la voglia di tuffarci in quel mare limpidissimo, così abbiamo sceso la ripida scalinata e, lasciate giù le stole, abbiamo fatto il bagno nell’acqua trasparente, fresca e di tutte le tonalità del verde-acqua e del turchese. La sirenetta che vive in me da sempre era entusiasta, eccetto per il fatto di non potersi immergere completamente e nuotare sul fondale, come amo fare, dato che non potendo più tornare alla mansarda mi ero preparata per la giornata, mi ero già truccata e non potevo bagnare i capelli. Unico piccolo problema dei viaggi brevi, non avere un punto d’appoggio più duraturo in cui cambiarsi, asciugarsi e risistemarsi.
Dopo il bagno in quella piccola e incantevole spiaggetta ci siamo goduti una bella colazione con brioche e cappuccino, e non appena ci siamo ritenuti pronti e rifocillati, ci siamo cambiati in macchina e ci siamo diretti verso il mondo magico della terza tappa del nostro viaggio…
Leggenda di Bogliasco
Il canto della damigella nella torre
Proprio nei pressi del ponte cosiddetto romano, nel centro di Bogliasco, davanti al mare limpido e alle sue onde spumose, si racconta questa dolce e triste leggenda.
Si dice che nel 641 d.C., durante l’invasione di re Rotari dei Longobardi, vicino al ponte sorgesse un castelletto con una torre, nel quale viveva una fanciulla bellissima, dai capelli biondi come oro, che lei soleva raccogliere in trecce, e che erano talmente lunghi che per poterli pettinare li doveva sciogliere giù dalla finestrella della torre. La giovane cantava in modo sublime, e una mattina, mentre stava intonando una dolce melodia, passò sotto la finestra re Rotari, che la udì e se ne innamorò follemente. La fanciulla però lo respinse, poiché già innamorata di un altro giovane, e davanti a questo rifiuto inaspettato, il re si inferocì a tal punto che distrusse il paese e fece murare la porta del castello nel quale abitava la damigella. Non potendo più uscire, la fanciulla iniziò a deperire, fino a morire di stenti e di fame. “Si dice che nonostante la lenta agonia lei continuasse a cantare alla luna una triste e disperata melodia” (1), sperando, invano, che presto o tardi un cavaliere giungesse a salvarla.
Ancora oggi si racconta che vicino al ponte, “quando sorge la luna e il mare diventa d’argento” si oda l’eco della melodia che la povera fanciulla della torre cantò sino alla morte. (2)
Dopo che era sorta la luna, e il mare era divenuto d’argento, ho scattato questa foto. Il canto non l’ho udito, ma sono sicura che sia bellissimo.
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ALBUM FOTOGRAFICI
Camogli
Bogliasco
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Note:
1. Cfr. Marco Alex Pepè, Liguria magica e stregata. Diavoli, spettri, santi, streghe e leggende millenarie, De Ferrari Editore, 2018, pag. 75.
2. Ibidem.