Ma quando il momento arriva, bisogna assecondarlo. Non importa se fa troppo caldo, non importa se era meglio partire prima. Quello è il momento e nulla può cambiarlo.
Così sabato pomeriggio abbiamo imboccato la strada verso la amata Sesto Calende e poi siamo scesi verso Leggiuno, passando per Angera, Ispra e altri paesini incantevoli immersi fra boschi e lago, fra verde intenso e turchese, sotto un cielo terso e lucentissimo.
Arrivati nei pressi dell’eremo, abbiamo parcheggiato la macchina nel comodo parcheggio e ci siamo incamminati verso la famosa scalinata, splendida da scendere, ma devastante da risalire.
Abbiamo acquistato il biglietto e prima di scendere abbiamo preso un ottimo caffè al bar di fronte alla biglietteria, adocchiando anche alcune fette di torta dall’aria deliziosa e ripromettendoci di gustarle al ritorno. Quindi abbiamo intrapreso il percorso di discesa, immersi in una bellezza naturale indescrivibile. A ogni passo, o meglio, a ogni scalino, non potevo resistere dal fermarmi a scattare fotografie, così in men che non si dica ci siamo trovati nel terrazzino col pergolato di glicini – che nella stagione delle fioriture è magia pura – e quindi all’inizio del portico che porta alla chiesetta.
Me la ricordavo molto più lunga la scala, ho pensato quando mi sono ritrovata davanti al portico. Memore della fatica che avevo fatto per risalirla l’avevo evidentemente ingigantita. Così mi è parso che fosse finita troppo presto.
Il porticato offre scorci incantevoli del lago, sotto una luce calda e avvolgente. La sua prima parte passa attraverso due stanze, una delle quali affrescata, e termina nel cortile del gigantesco torchio, dove ci si può sedere davanti all’albero rigoglioso e lasciarsi accarezzare dal sole – decisamente troppo caldo per me.
La seconda parte del portico porta invece nel secondo cortile prima della chiesa, dove a destra si apre una splendida grotta nella quale pare che in tempi remoti si svolgessero culti femminili dedicati a una divinità materna e benevola, oggi sostituita dalla madonna. Sono rimasta stupita dal raggio di sole che, dal profondo della grotta, si apriva a illuminare esattamente la statua della madonna con la corona e il bambino. Una statua molto carina che, rischiarata e attorniata da altre figure, sembrava trasmettere loro parole di saggezza. Peccato che sia una religione non mi appartiene, ho pensato, perché a volte seguire un cammino così ben tracciato è molto semplice, forse appagante, e offre tante certezze. Ma non fa per me. La mia strada è affatto semplice e non offre alcuna certezza, ma è libera, e anche nei momenti più duri non la cambierei per nulla al mondo.
Nella bella chiesa da alcuni minuti era iniziato il rosario, e in una mezz’ora sarebbe iniziata la messa serale, per cui ho preferito affrettarmi a visitarla nuovamente, così da allontanarmi in tempo prima della funzione. Ho ritrovato il sarcofago di vetro nel quale è conservato il corpo del Beato Alberto Besozzi di Arolo, che aveva fondato l’eremo nel 1170 circa, e ho osservato il più a lungo possibile i dipinti e gli affreschi. Come faccio sempre, ho lasciato una piccola offerta e ho acceso una candela, accompagnando la fiamma con una preghiera di guarigione.
Mentre stavo per uscire sono rimasta affascinata da alcune suore con un saio di un colore splendido. Azzurro polvere, chiarissimo. Un colore che mi ha trasmesso subito una profonda pace, ma anche la curiosità di conoscere meglio coloro che lo portavano. Una di loro, accortasi che la stavo osservando, mi ha sorriso e mi ha salutata, con una gentilezza disarmante, e sono stata felice di ricambiarla. Di nuovo la lieve malinconia che mi coglie quando incontro persone votate alla loro religione, così certe e dedite a ciò in cui credono, mi ha attraversato il cuore. Peccato che sia una religione che non mi appartiene, ho ripetuto a me stessa. Eppure forse, se si è persone spirituali oltre che religiose, qualcosa che ci unisce esiste sempre, e resta vivo comunque, nell’anima e nel cuore.
Lasciata la chiesa mi sono fermata a guardare i vari rosari, bracciali, medagliette e crocifissi, distribuiti in diversi cestini e a disposizione dei visitatori, in cambio di una semplice offerta. Lì ho letto che il ricavato avrebbe aiutato la Fraternità Francescana di Betania, così ho capito che le gentili suore vestite di azzurro erano sorelle Francescane di Betania. Il loro simbolo, affisso anche in una delle stanze che portano al secondo portico, è la croce di legno di San Francesco sormontata dalla stella a otto punte della Vergine Maria, su uno sfondo azzurro polvere pieno di pace. Quella stella, come sempre mi è apparsa come un piccolo segno, perché lei brilla anche sulla mia strada, anche se in modo molto diverso.
Più tardi avrei dedicato qualche ricerca per conoscere meglio la Fraternità Francescana di Betania, scoprendo che è un gruppo francescano-mariano fondato ufficialmente nel 1998, composto sia da chierici che da laici, sia da donne che da uomini che vivono insieme, aperto e disponibile, semplice e gioioso, che intraprende anche missioni nel mondo, a Salvador de Bahia soprattutto, per costruire scuole e portare sostegno.
Non è la mia religione, ma questa congregazione mi è piaciuta tantissimo. Mi piacerebbe tornare all’eremo, che mi parla non solo per la sua bellezza ma anche interiormente, e magari scambiare qualche parola con quelle sorelle azzurre dal sorriso luminoso, figlie della croce e della stella. Qualcosa mi dice che questa comunione di anima porterebbe nutrimento e bellezza, a prescindere da tutto il resto.
Per tutto il tempo, attorno all’eremo hanno volato, giocando col vento, con la superficie dell’acqua, con i raggi di sole, alcuni uccellini dolcissimi. Non sono riuscita a capire cosa fossero, perché assomigliavano alle rondini ma erano marroncini, forse potrebbero essere delle rondini montane, che volano e nidificano abitualmente anche sulle pareti rocciose del Lago Maggiore. Il mio momento magico è stato restare a guardarli volare, con l’anima gioiosa che volava insieme a loro. Li porto nel cuore.
Avrei voluto restare molto più a lungo, ma abbiamo preferito ritornare, scegliendo questa volta di risparmiare la fatica e salire con l’ascensore. Nel piccolo negozietto dove si acquista il biglietto – l’ascensore ha un modico costo di un euro, e lo vale tutto – ho trovato un libricino a dir poco provvidenziale. Il Piccolo manuale illustrato per cercatori di stelle, nel quale sono narrate e illustrate le costellazioni secondo i loro miti e le loro leggende. Quando l’ho visto non ci potevo credere. Ho chiesto alla commessa di acquistarne uno, pensando che quello fosse da esposizione, ma lei mi ha invitata a prenderlo. Era l’ultimo rimasto. Ovviamente è diventato subito mio.
Abbiamo quindi raggiunto l’ascensore e in pochi secondi ci siamo ritrovati all’inizio della scalinata, e alle nostre fette di torta: una torta di mele fresca per il mio compagno e una torta di carote e nocciole per me. Restare immersi nella bellezza mette sempre fame, e forse, assecondarla con cose buone, è un po’ come nutrire anche il corpo con l’esperienza vissuta, suggellandola.
Il ritorno verso casa è stato tranquillo e molto più fresco e rigenerante dell’andata, anche se la stanchezza era tanta, soprattutto a causa del caldo.
Mi riprometto di tornare presto in questo luogo magico, senza attendere altri dieci anni. Mi ha chiamata e continua a chiamare, e sono sicura che ci sia altro da scoprire, da conoscere, da ascoltare. E quell’azzurro polvere, chiarissimo, a cui sorridere ancora.
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ALBUM FOTOGRAFICO
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Note di viaggio:
L’Eremo di Santa Caterina del Sasso si trova a Leggiuno sul Lago Maggiore, e per raggiungerlo si costeggia il lago e ci si immerge in alcuni tratti circondati da prati e boschi bellissimi. È possibile raggiungerlo anche attraversando il lago con il battello della Navigazione Lago Maggiore. L’Eremo è aperto tutti i giorni, dal 16 marzo al 14 ottobre e dal 16 dicembre al 6 gennaio dalle ore 9:30 alle ore 19:30; dal 15 ottobre al 15 dicembre e dal 7 gennaio al 15 marzo, dal lunedì al venerdì dalle ore 13:30 alle ore 18:00, e sabato, domenica e festivi infrasettimanali dalle ore 9:30 alle ore 19.30. Alle 17:30 o alle 18:00 è possibile assistere alla messa. Il biglietto di ingresso intero costa 5 euro. Tutte le info sono qui: Eremo di Santa Caterina del Sasso
Dal 1 aprile 2019 una piccola parte della Fraternità Francescana di Betania si è stabilita all’eremo e si prende cura dei suoi spazi e dei fedeli che lì giungono per pregare e trovare pace.
Il loro sito ufficiale è qui: Fraternità Francescana di Betania