mercoledì 24 giugno 2026

Viaggio in Liguria. L'Acquario di Genova e Varazze

Proseguendo il viaggio, dopo aver dormito a Bogliasco e aver fatto un bagno nella splendida spiaggetta sotto la chiesa, ci siamo avviati verso la nostra terza tappa, una meta che desideravo raggiungere da tanto tempo e che non vedevo l’ora di vivere: l’Acquario di Genova.
Lo abbiamo raggiunto con un pochino di difficoltà – non sono brava a guidare nelle grandi città – e percorrendo strade dalle tante corsie che mi hanno fatto rendere conto di quanto Genova sia grande e trafficata. In ogni caso ce l’abbiamo fatta, e dopo aver miracolosamente trovato un parcheggio nell’area davanti all’Acquario, abbiamo fatto velocemente i biglietti online e ci siamo diretti all’ingresso.
Mi sentivo come una bambina che stava per entrare in un mondo magico, dove avrebbe visto ogni sorta di creatura marina, forse persino le sirene! Per questo, incontrare come prime creature le murene, con la testa inquietante che sbucava dai buchi di una grande roccia verticale, mi ha resa subito entusiasta.



Raccontare l’Acquario di Genova non è semplice, mancano le parole. È un mondo magico e molto grande. In ogni stanza e corridoio si incontrano animali che con ogni probabilità si ha visto solo in fotografia o nei documentari, e averli tutti lì davanti rende piccole e incantate, pronte a stupirsi dietro ogni angolo.




Le mie creature preferite sono state, naturalmente, le foche, ma anche i lamantini, che ho amato immensamente; i delfini gioiosi, uno dei quali continuava a giocare da solo con una boa gialla, lanciandola con la bocca come fosse una palla e nuotando a riprenderla; poi gli squali inquietanti, che nuotano come se perlustrassero con attenzione ogni angolo della loro vasca, e la dolcissima tartaruga marina, che osservava noi, attaccata al vetro, come noi osservavamo lei. I pinguini giocosi, i piranha, le dolci razze appiattite sulla sabbia e gli storioni, pesci e pesciolini tropicali dai mille colori, e una miriade di stelle e stelline marine, delle quali ho amato soprattutto quelle rosa, che vivono nel freddo, a una temperatura costante di -1°.



Poco oltre la metà dell’Acquario, dopo aver vissuto una buona parte della magia di tutte le creature che lo abitano, abbiamo accolto con piacere la presenza di un bar molto carino, oltre che del primo negozietto di gadget a tema acquario. Peluche di pesci, foche, lamantini, squali, cavallucci marini di tutte le dimensioni, e tantissime altre cose carine, fra le quali ho scelto una biro trasparente dei colori dell’arcobaleno, con una stellina in punta e, appesi, tre pesciolini colorati, e un portachiavi con una fochina bianca di peluche. La foca dovevo per forza portarmela a casa!



Dopo un caffè di cui avevamo urgente bisogno, dal momento che, sedendoci, ci siamo accorti di quanto fossimo stanchi – l’Acquario è grande e dona tante emozioni, e tutta l’energia spesa deve potersi rigenerare – abbiamo ripreso la visita.



Non è possibile nominare tutti gli animali presenti all’Acquario, sono davvero tantissimi, ma verso la fine mi hanno incantata le meduse, soprattutto quelle semi-trasparenti. Sembravano candidi e sottilissimi veli che ruotavano e si muovevano fluttuando, tuttavia in spazi molto piccoli.


Quello che mi ha lasciata perplessa è stato solo questo, e me lo aspettavo. Certe vasche e ambienti naturali ricostruiti offrono uno spazio piuttosto grande, anche se nulla a confronto della natura libera. Altri invece erano piccolini, e forse insufficienti a garantire una vita soddisfacente. Per questo mi auguro che comunque vi sia una rotazione all’interno dell’Acquario, e che gli animali più longevi vengano ciclicamente liberati e sostituiti, così da non dover trascorrere lì tutta la loro vita. Ma dubito che sia così.
Sapevo che avrei sofferto per questo. Spesso mi sono chiesta se lo spazio fosse sufficiente, se non fosse troppo limitato, se gli animali stessero bene e vivessero sereni e senza particolari esigenze. Sono fatta così, la libertà di essere, ma anche di seguire il proprio istinto naturale senza alcuna restrizione né obbligo imposto, sia esso di spazio o di comportamento, per me viene sempre al primo posto.
A parte questo, l’esperienza dell’Acquario di Genova è stata bellissima, la porterò nel cuore a lungo e ancora adesso mi perdo per ore a guardare le fotografie e il video che ho fatto ai lamantini che girano su se stessi infilandosi fra una roccia e l’altra della loro grande vasca turchese.
Le sirene purtroppo non c’erano… o forse qualcuna sì, anche se al momento dotata di gambe, con una lacrimuccia agli occhi e il nasino appiccicato ai vetri.

Usciti dall’Acquario col cuore pieno di bellezza, ma anche tanta stanchezza, ci siamo fermati qualche minuto nel porto antico, dove svetta il gigantesco galeone con la sua caratteristica polena, e qui ho ricordato la leggenda ambientata proprio nel porto antico di Genova. È la storia di una vecchina dai poteri divinatori e di un ammiraglio sposato con una strega, la racconterò a breve.


Dopo qualche passo sotto un cielo improvvisamente nuvoloso, siamo tornati alla macchina. Non avevamo alcuna voglia di girare per la città con il caldo, per cui abbiamo deciso di avviarci verso il primo tratto della Riviera di Ponente, e precisamente a Varazze, per stare ancora un pochino vicino al mare e per fare una bella cena a base di pesce.


Arrivati a Varazze, in realtà, il caldo ci ha tramortiti. Ci siamo infilati nelle strette vie fino alla piazza del duomo, dove abbiamo preso qualcosa da bere, e dovendo aspettare l’orario di apertura del ristorante ci siamo rifugiati niente meno che nella chiesa, unico posto un pochino più fresco e arieggiato. Tutto sommato il duomo di Varazze è bello, anche se lontano dal genere di chiese che apprezzo di più. Mi sono sentita un pochino a disagio a restare in chiesa solo per rinfrescarmi, dal momento che non sono cristiana, non credo in nulla di ciò che questa religione professa, e quando visito certe chiese lo faccio per cercare la presenza luminosa di qualcosa di più antico e per me più vero. Qualcosa che il cristianesimo ha coperto, riscritto, sostituito. E di cose simili, come anche racconti e leggende affascinanti, ce ne sono tante, se si ha voglia di trovarle.
Qui ammetto di non aver trovato nulla, o meglio, non vi era nulla che fosse per me, solo freschezza in una giornata bollente, e pace. Ma forse era proprio questo ciò di cui avevo più bisogno.
Quando è arrivato il momento di andare, abbiamo raggiunto il vicino ristorante sul mare La Perle, dove io ho ordinato una pasta alle vongole, molto delicata, e il mio compagno una strepitosa pasta all’astice. Il costo era elevato, ma ne valeva la pena.


Dopo cena, per iniziare a smaltire le pance troppo piene, abbiamo passeggiato un pochino sul mare, lungo la passerella della scogliera. Qui il vento fresco e la pace assoluta del rifrangersi delle onde mi hanno lentamente rimessa al mondo. Mi sono accoccolata su uno scoglio e non mi sarei più mossa.
Queste sono le mie chiese, mi sono ripetuta, con una sicurezza e una convinzione se possibile ancora più forti di sempre. Non importa se attraverso periodi in cui non riesco a credere e a sentire la divinità immanente nella natura. Questi momenti fanno parte del cammino. Vanno e vengono, come le onde sulla spiaggia.
Ed è giusto che sia così. Se così non fosse non si crescerebbe.
A volte dobbiamo credere di essere solə al mondo per alzarci in piedi con coraggio, tirarci su le maniche e imparare a cavarcela con le nostre forze, senza pensare che ci sia sempre qualcuno che ci sostiene e risolve i nostri problemi, o sistema i nostri pasticci.
Questi momenti di solitudine esistenziale sono essenziali. E se un giorno scopriremo di essere veramente solə al mondo, che ogni credenza e religione non è stata che una strategica invenzione di chi ci ha sempre voluto tenere buonə e ubbidienti, almeno saremo statə comunque in grado di vivere pienamente la nostra vita, con coraggio e indipendenza, costruendo cose buone e spargendo bellezza e amore lungo i nostri passi.
E questo, nel tempo oltre la vita, voglio credere che conti qualcosa. A prescindere da qualsiasi religione o via spirituale.


Restare a lungo seduta a guardare il mare e a riflettere ha seminato in me queste prese di coscienza, che solo adesso sono riuscita a razionalizzare e a tradurre in parole.
Ne sono grata, il mio cammino prosegue, fra visibile e invisibile, nella bellezza. Nel fare e dare cose buone che facciano stare bene.

Meno bene mi ha fatto il ritorno verso casa, che è stato più lungo del previsto e non poco snervante. La stanchezza, ma soprattutto il disorientamento, dopo tutta quella pace e centratura, del ritrovarmi immersa nel traffico dei continui “lavori in corso” e della prepotenza aggressiva di tanti guidatori, che fanno sentire te una incapace solo perché viaggi con prudenza e tranquillità, rifiutando il loro modo di essere arrogante, mi hanno frastornata. Mi sono ritrovata, per la prima volta, a piangere mentre guidavo, sentendo fortemente di non fare parte di quel mondo violento e prevaricatore, di rifiutarlo con tutta me stessa. Pertanto arrivare finalmente a casa è stato un respiro di sollievo. E una pace ritrovata.
Non è facile davvero abitare sulla stessa terra di tante brutte persone, e nei momenti di stanchezza questa consapevolezza pesa e brucia ancora di più.
La si può alleggerire, ma resta una questione aperta, e il ritorno da questo viaggio me l’ha trasmessa con forza.
Siamo chiamatə a opporci alla violenza e a resistere, a combattere per ciò che è buono e giusto, e al contempo a coltivare apertura, pace e bellezza dentro di noi. Nessuna di queste azioni può essere trascurata.

Ripenso all’azzurro del mare, a tutta la bellezza vissuta, e ritrovo centratura e pace. Centratura e pace che vanno difese e preservate, e sulle quali io personalmente devo lavorare ancora e ancora, così da non farmi trovare di nuovo impreparata in un momento di debolezza.

Questo viaggio mi ha dato tanto, ma c’è ancora tanto da vivere e da scoprire, in Liguria e oltre. Ogni cosa a suo tempo, e quel tempo lo sto aspettando sin da ora.

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Leggenda del porto di Genova
La strega e l’ammiraglio


La leggenda, che nasce attorno al porto antico di Genova, narra di un ammiraglio che, poco prima di partire con la sua nave, incontrò una misteriosa vecchina. L’uomo stava salendo dalla banchina della sua nave quando la anziana donnetta gli si avvicinò e gli chiese con garbo se aveva qualche moneta da darle. Imponente e burbero ma dal cuore gentile, l’ammiraglio donò alla signora diverse monete. Allora la vecchina lo ringraziò e con uno sguardo luminoso e penetrante gli fece una strana predizione. Gli raccomandò di fare molta attenzione, sulla via del ritorno, al canale di Piombino, poiché avrebbe assistito a un misterioso addensamento di nubi dalla forma simile a un arcolaio, che avrebbe tentato di abbattersi sulla sua imbarcazione per sommergere lui e tutto l’equipaggio. La donna aggiunse che quella nube sarebbe stata la manifestazione del potere magico di sua moglie, che era una potente strega e voleva liberarsi di lui poiché innamorata di un altro uomo.
Poco prima di andare via, la vecchina gli insegnò il rito che serviva per sconfiggere la nube tempestosa e sopravvivere alla sua furia.
L’ammiraglio, perplesso ma preoccupato, partì per il suo viaggio, e quando fu tempo di tornare, proprio mentre stava per attraversare il canale di Piombino, ripensò all’avvertimento della vecchina, e pochi istanti dopo vide la terribile nube addensarsi e assumere la forma di un arcolaio. Questa si riversò sulla nave per abbatterla, ma l’uomo afferrò la sua spada e inferse tre incisioni a forma di croce nel centro della nube, invocando il paternoster verde.
Immediatamente la tempesta si dissolse con un urlo lacerante, e poco dopo cadde sul ponte della nave un dito insanguinato, nel quale era infilata un anello. L’ammiraglio lo raccolse e riconobbe la fede che aveva donato alla sua sposa nel giorno del loro matrimonio. (1)

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Per conoscere meglio il misterioso paternoster verde potete trovare un breve accenno qui: La strega, l’ammiraglio e il mistero del paternoster verde

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ALBUM FOTOGRAFICI
L’Acquario di Genova
Varazze

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Note:

1. Cfr. Marco Alex Pepè, Liguria magica e stregata. Diavoli, spettri, santi, streghe e leggende millenarie, De Ferrari Editore, 2018, pag. 95.

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Note di viaggio:
L’Acquario di Genova è aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:00, e per visitarlo occorrono almeno un paio d’ore. È dotato di un comodo parcheggio riservato a pagamento. È consigliabile acquistare il biglietto di ingresso online, scegliendo la data e la fascia oraria di visita, sia perché il prezzo del biglietto a data fissa è leggermente inferiore rispetto a quello acquistato in biglietteria, sia perché in questo modo si saltano eventuali code all’ingresso nei giorni festivi. È anche possibile acquistare un biglietto online a data e orario flessibili, a un costo maggiore. Noi abbiamo acquistato il biglietto online pochi minuti prima di entrare, per cui non è necessario che la prenotazione sia da effettuarsi in anticipo, a meno che non si intenda visitare l’Acquario nel fine settimana, durante il quale è più probabile che i posti in alcune fasce orarie siano esauriti.
Trovate le info per acquistare il biglietto qui: Biglietteria Ufficiale dell’Acquario di Genova