Frammenti di bellezza fra Marzamemi, Portopalo di Capo Passero e Villa Giulia
Ci siamo fermati solo quattro giorni, nella bella terra di Sicilia, e in particolare nella sua parte più meridionale, da Marzamemi alla punta più estrema dell’isola, ovvero il paese di Portopalo di Capo Passero. Le nostre giornate erano caratterizzate da una mattinata rilassante, con un bagno in piscina – dove ho potuto nuotare liberamente e tornare a giocare a fare la sirenetta sott’acqua – poi una colazione da sogno, tipica del Villa Giulia, e un altro bagno, questa volta nel mare di Marzamemi, alla Contrada Reitani, seguito da uno spuntino al paradisiaco Agua Beach, dove mi sono sentita in vacanza come non mi succedeva da molti anni.
Il primo giorno, quando ho raggiunto la spiaggia di Marzamemi, d’istinto ho guardato fra la sabbia sperando di trovare, da qualche parte, una pietra forata, o pietra della strega, ma non ne ho viste. L’ultima mattina, camminando verso il mare alla Contrada Reitani, una pietra semi nascosta nella sabbia ha attirato la mia attenzione. L’ho sollevata, ed eccola lì tra le mie mani, col suo foro perfetto. L’ho adottata subito e adesso è accanto a me, lontana dal caos della spiaggia colma di turisti, ancora piena di energia marina. La adoro tantissimo.
Per due giorni abbiamo pranzato a casa del mio compagno, con i suoi genitori, dove ho potuto gustare fette di pesce spada e tonno – quello vero – cotti sul fuoco della griglia, i pomodorini dolcissimi di Pachino – che si trova a pochi chilometri – la ricotta di pecora freschissima, i cannoli siciliani e i moretti, piccoli coni di gelato ricoperto di cioccolato.
La seconda sera abbiamo passeggiato per il centro storico di Marzamemi, pieno di vita, di musica e di colori, mentre lo avremmo percorso al tramonto, con i colori più caldi e belli, l’ultimo pomeriggio prima di ripartire.
Mi sono innamorata della piazzetta con la famosa taverna La Cialoma, con le sedie bianche e turchesi, ma anche del murale con le sirene dai capelli rossi del cocktail bar Le Bagnanti, e soprattutto, dei quadri impressionisti di un pittore, che se ne stava seduto, pacifico, immerso fra le sue splendide opere raffiguranti soprattutto il mare, ma anche i campi di grano e papaveri. Dipinti che ho amato moltissimo.
Il terzo giorno ci siamo spostati a Portopalo di Capo Passero, dove abbiamo camminato lungo la costa con gli occhi puntati sull’Isola di Capo Passero, raggiungendo la zona sotto al castelletto, dove si trova uno dei luoghi magici e segreti del mio compagno: una grottina fresca, battuta dalle onde, dove il resto del mondo sembra lontano e il silenzio e la pace sono assoluti.
Lui ha fatto il bagno nonostante il mare lievemente mosso, mentre io ho preferito stare sugli scogli, un po’ intimorita dalle onde agitate.
Nel raggiungere la grottina ci siamo fermati al Plaza del Sol, il “bar più a Sud d’Europa”, come si legge sull’insegna, e bere lì il caffè più a Sud d’Europa è stato divertente!
In tutto questo, mi ha stupita soprattutto il mio stato d’animo, sempre sereno, più aperto del solito alla meraviglia, ai cambi di programma – che solitamente tollero poco e male – all’inatteso. Ero lì per vivere l’esperienza, viverla e basta, sicura che sarebbe stata bella. E che sarebbe andato tutto bene.
Ad accompagnare ogni momento, i piccoli ritorni al Villa Giulia, che ogni volta ci ha accolti, e abbracciati nella sua calda e fiorita bellezza. È un luogo che a entrambi è rimasto nel cuore, e nel quale di sicuro torneremo, magari per qualche giorno in più.
La sera dell’ultimo giorno siamo quindi ripartiti verso Catania, pregando che la cara mamma Etna, già sbuffante e non poco irritata, restasse tranquilla ancora per qualche ora, e che il vento che spargeva le sue ceneri continuasse a soffiare dalla parte opposta rispetto all’aeroporto, così da lasciarci partire senza troppi ritardi. E così è stato.
Il volo di ritorno è stato per me un momento di pace e raccoglimento profondi. Ho cercato di non dare attenzione alla massa di persone che viaggiavano con noi, e che comunque, in pochi minuti, si sono addormentate come sotto a un incantesimo. Viaggiare in aereo di notte è stata per me è una delle cose più dolci e rilassanti mai provate. Le luci si abbassano, diventano soffuse, delicate, e conciliano il sonno. Questa volta ero accanto al mio finestrino, di nuovo vicina all’ala, il posto più bello, e mentre tutti dormivano mi sono goduta ogni momento, osservando le luci delle regioni lontanissime, e qualche sparsa e fioca lucina che navigava solitaria in mezzo al mare. Quelle piccole lucine sparse sull’acqua mi hanno fatto pensare a delle barchette solitarie, illuminate da una tenue lanterna, oscillante sulle calme acque del mare. Su ognuna di esse un misterioso pescatore, che navigava guidato dalle stelle. So che non poteva essere così, ma mi è piaciuto immaginarlo. Immersa nel mio mondo, ho dipinto ogni cosa con gli occhi di bambina.
Mi sono sentita dentro una culla, sospesa sull’aria, sostenuta, sicura, nel buio soffice. Sveglia e presente a me stessa, mentre chiunque altro sonnecchiava – o dormiva russando…
Ho sentito nel profondo di me stessa una pace dolcissima, e in quella pace sono diventata amica, più di prima, dell’aereo che mi trasportava, di quell’ala che lampeggiava di bianco e di rosso, di quel volo notturno, silenzioso e soffuso.
Mi è dispiaciuto un po’ quando sono iniziate le fasi di atterraggio, non avrei voluto lasciare quella culla ovattata immersa nel cielo buio. Presto sarebbe finito tutto, e tutti gli altri si sarebbero svegliati. Mi sono ricordata uno dei motivi per cui amo stare sveglia di notte, ovvero restare vigile quando gli altri dormono, e dormire quando gli altri sono svegli. È sempre stato così, e lo è ancora oggi.
L’aereo è atterrato – un complimento ai piloti per l’estrema delicatezza dell’atterraggio, con le ruote che hanno letteralmente accarezzato il terreno – e la vacanza è finita.
Mi ha trasmesso tanto, l’ho amata, ho amato quel poco di Sicilia che ho vissuto, esplorato, scoperto, e tanti miei limiti sono stati superati.
Il segreto è non forzare nulla, è attendere il momento giusto, quando ogni cosa si rivela essere alla propria portata, e ciò che sembrava impossibile diventa non solo fattibile, ma semplice.
Questo viaggio mi ha portata un passo, anzi, più di uno, più vicina a ciò che sento essere nata per essere. Una piccola viaggiatrice che cerca il contatto con l’essenza dei luoghi, e che adesso è pronta a lasciare le sponde conosciute per spiccare il volo. Un volo, poi due voli, poi tanti voli.
Questo è stato il primo, e passato il primo, gli altri verranno da soli.
Ognuno a suo tempo… e forse, prima di quanto immagini.
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Altre foto di Villa Giulia
Altre foto dell’Agua Beach
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