Ho fatto questa piccola esplorazione da sola, per cui sono partita abbastanza presto e ho raggiunto Montalto nel primo pomeriggio, con un bel sole e l’aria profumata di primavera. Sapevo che mi aspettava una bella camminata faticosa, così, appena parcheggiata la macchina, mi sono infilata gli scarponcini da trekking e mi sono avviata su per la stradina che dopo circa due chilometri raggiungeva il castello.
Per quanto la salita sia stata faticosa, mi sono fermata diverse volte solo per ammirare la bellezza del sentiero, degli alberi in fiore, del castello che svettava nel cielo azzurro e della vista sul paesaggio sottostante, con una splendida montagna azzurra coronata di neve.
Durante la salita ho scoperto qualche angolino un po’ magico nel quale mi sono infilata per sostare qualche secondo e scattare qualche fotografia, ma senza perdere troppo tempo perché la strada era lunga.
Arrivata in cima, con un ultimo sforzo ho varcato i cancelli del castello e… mi sono sorbita una lunga coda per entrare. Quando finalmente è stato il mio turno, mi sono fiondata nel cortile ed è iniziata la visita vera e propria, organizzata come spesso accade, dalle scuole e svolta da alcuni liceali – non amo molto questo genere di visite, perché sono spesso ripetute a memoria e non è possibile approfondire nulla, ma pazienza.
La visita è iniziata dalla chiesetta all’ingresso del cortile, uno dei luoghi più importanti che mi interessavano di più perché ricca di reminiscenze di sacro femminino. Sopra la porticina d’accesso è infatti affrescata una antica Madonna del Latte, e all’interno della chiesetta è sopravvissuto solo un affresco, quello di tre sante una accanto all’altra. Una santa triade molto bella e simbolicamente potente: Santa Margherita con il drago a sinistra, al centro Santa Liberata con i due bambini, e a destra Santa Lucia con il piattino con i suoi occhi. Una santa che emerge dalla pancia del drago, ovvero subentra all’antico culto delle divinità femminili, una santa che rappresenta la maternità, e una santa della luce e del saper vedere. Il tutto coronato dalla Madonna del Latte, che più di tutte rappresenta l’eco della Grande Madre precristiana. Una chiesetta molto particolare, che avevo visto solo in fotografia e che finalmente ho potuto guardare da vicino e toccare.
La visita è proseguita quindi all’interno del castello, edificato tra il X e l’XI secolo, ma devo ammettere che non mi ha entusiasmata. Non era possibile scattare fotografie e in ogni caso era tutto perfettamente ristrutturato, quindi non c’erano affreschi né mobilio originale dell’epoca, ma solo riproduzioni. Ho però amato moltissimo la biblioteca antica nascosta nei sotterranei, visibile da una finestrella sotto una scalinata del cortile. Lì ci ho lasciato gli occhi… ma anche in quel caso era rigorosamente vietato fare fotografie.
A visita conclusa il cielo si era rannuvolato e marcava pioggia e vento, così non mi sono trattenuta oltre e mi sono incamminata nuovamente per il lungo sentiero.
Ma una cosa importante l’ho portata a casa con me. Una leggenda legata al castello, a un tragico amore incompiuto e a due fantasmi. La si può leggere su di un cartellone all’inizio del sentiero, così da portarla con sé durante la visita. Chissà fra le stanze del castello non si notino fruscii, spifferi, o che con la coda dell’occhio non si veda sfumare via una lunga gonna velata…
La leggenda di Emma e Guiscardo
“La leggenda narra di Emma di Montalto e Guiscardo di Monferrato, protagonisti di una tragica storia d’amore ostacolata dall’odio reciproco delle rispettive famiglie.
I due innamorati si incontravano di nascosto presso una fontana vicino al lago Sirio. Un giorno Guiscardo manifestò al padre la sua intenzione di sposare Emma. Il padre, contrario al matrimonio, per dividere i due giovani mentì a Guiscardo, inventando un falso legame di fratellanza tra i due innamorati. Oltre a ciò, Roberto di Monferrato fece pervenire questa voce calunniosa al Sire di Montalto, che offeso nell’orgoglio, scacciò immediatamente dal castello l’innocente fanciulla. La povera Emma, ripudiata dal padre, senza il conforto dell’amato, non sapendo dove andare non trovò altra soluzione che cercare rifugio presso la sua nutrice, sulla Serra.
Guiscardo, per dimenticare, si recò in un lontano paese a guerreggiare, dove rimase ucciso in combattimento.
Il padre di Emma, per vendicarsi sfidò in duello all’ultimo sangue il Sire di Monferrato, che ferito a morte, gli rivelò infine la menzogna pronunciata per separare i due giovani. Il padre di Emma si precipitò fin sulla Serra, ma arrivò troppo tardi, la figlia stava morendo.
Le ombre dei due sventurati giovani, pare si aggirino ancora presso la fontana dei loro incontri.”
La leggenda è trascritta dal cartellone alla base del sentiero che porta su al Castello di Montalto Dora. È anche stata raccontata da Beppe Valperga nel suo prezioso libro Leggende del Canavese, con la piccola variante nel nome della fanciulla, che nella sua versione si chiama Elena di Montalto.
Ecco solo un breve tratto:
“Tra Montalto Dora e Ivrea due fantasmi appaiono e scompaiono, secondo alcuni soltanto nelle notti di plenilunio, secondo altri anche in pieno giorno, sotto il sole splendente, in modo particolare nei periodi di maggiore calura estiva.
Di notte sono due ombre evanescenti, di giorno invece sembrano creature vive e perfettamente normali, eppure c’è chi sostiene sia facile distinguerle da tutti gli altri perché, anche in piena luce, i loro corpi spettrali non proiettano ombra alcuna.
Non c’è da avere nessun timore, sono fantasmi buoni, innocui e molto piacevoli a vedersi perché sono belli, ombre di due giovani innamorati.
Sono i fantasmi di Elena di Montalto e Guiscardo di Monferrato. (…)”
Brano tratto da Beppe Valperga, Leggende del Canavese, LUNAEdizioni, pag. 35.
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ALBUM FOTOGRAFICO
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