giovedì 16 aprile 2026

La bellezza e i tesori di Villa del Balbianello

Questo è un viaggetto piuttosto lontano che il mio compagno di viaggio e io abbiamo fatto il 4 di aprile, sotto un cielo turchese e un sole sfavillante. Siamo partiti all’ora di pranzo e ci siamo diretti verso il Lago di Como, superando Como e costeggiando il lago fino a raggiungere la splendida Villa del Balbianello, uno dei beni più preziosi del FAI.
Raggiunto il parcheggio ci siamo incamminati per il lungo e un pochino faticoso sentiero, spesso in salita, che dall’ingresso del parco della villa superava alcune zone boschive per poi raggiungerla e aprirsi su uno scorcio di lago incantevole. Arrivati al cancello della villa, e pagando l’ingresso ridotto grazie alla preziosa tessera FAI, siamo rimasti incantati da ciò che ci si apriva davanti. Non solo la parte più intima del giardino della villa, ma il lago azzurro, circondato da splendide e alte montagne dalla cresta innevata, è talmente bello da togliere il fiato.





Dovevamo attendere il nostro turno per la visita guidata, che sarebbe iniziata dopo circa un quarto d’ora, ma saremmo rimasti lì immersi in quella bellezza per ore.
Allo scoccare del nostro orario ci siamo fatti trovare sotto il portico dalle colonne coperte di rampicanti e abbiamo iniziato il nostro viaggio fra le stanze di Villa del Balbianello. La guida ci ha raccontato la storia della villa e del suo ultimo, ricchissimo proprietario, Guido Monzino, grande viaggiatore ed esploratore che organizzò portentose spedizioni e visitò molte parti del mondo. Abbiamo quindi visitato le stanze di quella che era stata la sua casa, e che lui prima di morire volle donare al FAI con l’unica richiesta di non toccare nulla, ovvero di lasciare ogni cosa così come lui l’aveva lasciata.



Abbiamo visitato la stanza delle mappe e delle esplorazioni, con la biblioteca e il passaggio segreto che conduceva al lago sottostante, poi le sontuose stanze da ricevimento e quelle vissute nella vita quotidiana. Nella stanza delle esplorazioni erano esposti moltissimi piccoli e grandi oggetti che il Monzino portò dai suoi viaggi, in particolare un corno – o dentedi narvalo! Mi sono quasi commossa quando la guida lo ha fatto notare e l’ho visto. Amo i narvali, da loro nasce probabilmente la leggenda degli unicorni, e avere davanti agli occhi quel lungo e splendido corno spiraliforme è stato magico.

Il corno o dente di narvalo

Ma altre sorprese attendevano nella cosiddetta stanza dei primitivi, nella quale Monzino aveva raccolto ed esposto in grandi vetrinette illuminate diversi pezzi d’arte antica e veri e propri reperti archeologici raccolti in diverse parti del mondo. Non posso spiegare come sono rimasta quando mi sono ritrovata davanti a tante splendide veneri preistoriche, o statuette di donne-dee, risalenti a migliaia di anni fa e – l’ho chiesto due volte – assolutamente autentiche. Le ho amate tutte quante, la dea rigida della morte, le piccole madri sacre dalla vulva pronunciata, ma le mie preferite non potevano che essere le dee uccello. Incredibile trovarle lì, sono rimasta davvero senza parole.




Ho ammirato la grande intraprendenza del Monzino, le sue scoperte ed esplorazioni fino ai luoghi più remoti e inospitali del mondo, ovvero l’attenzione con cui ha portato a casa quei reperti di sacro femminino e con ogni cura li ha esposti nella stanza più importante della casa. Questo mi ha sinceramente toccata.
La guida ci ha condotti in ogni stanza, ci ha raccontato storia e aneddoti a lungo, e mentre la ascoltavamo uno dei responsabili del posto passava di stanza in stanza a dare la carica a pendoli e orologi. Anche loro dovevano continuare a scandire il tempo, così che ogni cosa restasse come era sempre stata.



Alla fine, una visita che doveva essere di puro e semplice piacere, per amore della bellezza, dell’arte e della natura, si è inaspettatamente trasformata in un viaggio nel mondo e nel tempo, fino a raggiungere i simboli più potenti delle madri antiche, ovvero fino a raggiungere il sacro grembo primitivo, ove tutto nasce e ha inizio, fine e nuovo inizio.

L’ultima stanzetta della casa era adibita a bookshop, e come sempre ho dovuto portare a casa con me un piccolo ricordo della giornata e di quel posto incantevole. Ho scelto un simbolo del lago, una calamita a forma di anatrella di ceramica dipinta a mano con colori pastello, che ricorda con una scritta il Lago di Como. A me ricorda anche le splendide dee uccello che avevo visto poco prima. Sono oggetti di poco valore forse, ma per me sono sempre estremamente preziosi: custodiscono il ricordo e ciò che racchiude, sono piccole porte su ciò che si ha visto e vissuto, e ogni volta riportano lì.





Dopo aver vissuto tanta bellezza ed esserci riempiti gli occhi di lago turchese e di luccichii di sole sull’acqua, abbiamo ripercorso il lungo sentiero e siamo tornati alla macchina. Durante l’andata, passandoci attraverso, mi era piaciuto tantissimo il paesino di Argegno, così siamo tornati lì per rifocillarci con un aperitivo lui e io con cappuccino e fetta di torta con le gocce di cioccolato al Cafè Colombo, per restare in tema di grandi viaggiatori ed esploratori. Quindi siamo tornati a casa col sole ancora lucente e le acque calme e silenziose a salutarci. Acque che rivedremo presto, per poi superarle e approdare ad altre sponde più lontane.
Nuovi viaggi nella bellezza attendono, e presto sarò pronta per viverli e raccontarli.

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ALBUM FOTOGRAFICI
Villa del Balbianello
Le donne-dee primitive

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Note di viaggio:
Villa del Balbianello si trova a Lenno, sulla sponda occidentale del Lago di Como. È uno dei beni del FAI ed è aperto tutti i giorni, tranne il lunedì e il mercoledì, dalle 10 alle 18 in orario primaverile-estivo. In orario invernale chiude alle 17.
Il biglietto intero costa 25 euro, ma con la tessera del FAI si paga solo 5 euro per l’intera visita guidata.
Consiglio una tappa ad Argegno e ai suoi localini carini che si affacciano sul lago, specialmente il piccolo Cafè Colombo il cui interno di pietra è davvero intimo e suggestivo.

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