mercoledì 18 febbraio 2026

Ritorno al Santuario di Oropa

Ripercorrere certe strade e ritrovare certi luoghi che hanno donato e continuano – anche da lontano – a donare tanto, porta sempre a vivere la loro esperienza in modo diverso. Ogni volta si nota qualcosa che prima non si aveva notato, e se nel frattempo si è cresciute, perché sono passati alcuni anni e tante sfide da affrontare, allora è il modo stesso di guardare le cose che cambia. E così è stato per me questo ritorno al Santuario di Oropa, dove la prima volta la stella ha brillato forte ai miei occhi, tracciando un cammino che continua ancora adesso, seppur in modi diversi da allora.
Questa volta non mi soffermerò sul viaggio in sé, ma solo su ciò che più di ogni altra cosa mi ha parlato. Una sola, semplice quanto profonda, parola: devozione.



La devozione era qualcosa a cui io ero molto legata, e che da tempo non sento più. Così osservo quella degli altri, la comprendo molto bene, la ricordo, ne sento l’eco nostalgica dentro di me.
Forse è per questo se in questo viaggio ciò che mi ha attratta e colpita di più è stata la piccola nicchia di pietra nascosta – ma neanche poi tanto nascosta, se si sa dove guardare – nella quale sono state appese decine di offerte alla Madonna Nera. Una statuetta, posta in un incavo oltre una grata, ne è quasi coperta, tanto che l’ho notata solo in un secondo momento, dietro ai tanti rosari. È una cavità piena di devozione, piena di preghiere. Le foto di persone, forse bisognose di guarigione o di essere accolte nel cuore del divino, sono sparse dappertutto. E io osservo con rimpianto quel devoto sentimento che vibra nell’aria, sfiorandolo da lontano. Un giorno, prima o poi, forse tornerà.
La nicchia, o meglio, ciò che era stata, doveva essere sacra da ben prima. Una scritta lascia intendere che un tempo vi scorresse l’acqua, forse proveniente dalla stessa fonte che scorre nella Fontana del Burnell, o forse da un’altra sorgente ancora.



Acqua di fonte, fra le pietre, e una figura femminile divina, di origine antichissima, a vegliarla e ad accogliere le preghiere, e la devozione, proprio lì accanto.
L’acqua non c’è più, o forse in questo momento dell’anno non si vede, ma resta la sacralità del luogo. Questa nulla può abbatterla, o farla dimenticare.



Camminando intorno al santuario ho potuto rivedere la Pietra della Vita, questa volta ricoperta da molta neve. La forma intima femminile era ancora più evidente, pareva contrastare apposta, con un tocco di sfacciataggine, con il bianco della neve.



Scattate alcune foto anche al torrentello, è stato il momento di tornare alla Basilica Antica, alla sua Madonna Nera, e al segreto brillare. Eccola, infatti, la stella a otto punte che riluce dappertutto, e che tre anni fa mi aveva così incantata.



Camminando nel silenzio e nell’intenso profumo di incenso, fra una messa e l’altra, ho notato che era il momento delle confessioni. La chiesa era pressoché vuota, ma un confessionale e una stanzetta adibita apposta per l’ascolto dei fedeli, erano abitati. Un prete era al loro interno, in attesa. Quello nel confessionale ovviamente non si vedeva, ma quello nella stanzetta era lì, poco oltre la porta. L’ho osservato per qualche minuto, non vista, mentre sottolineava un breviario, impegnato nell’apprendere, ancora e ancora, i misteri della sua fede. Aveva un volto gentile e ho provato un intenso desiderio di entrare a confessarmi. O meglio, a cercare quel dialogo spirituale, e quel confronto aperto che sin dall’inizio del mio percorso mi sarebbe piaciuto, prima o poi, avere con un bravo prete. Qualcosa mi spingeva a entrare, a far notare la mia presenza dietro quella porta socchiusa, ma ho deciso di lasciar fare a lui. Se avesse alzato lo sguardo e mi avesse vista, sarei entrata, altrimenti mi sarei allontanata.
Lui ha proseguito con l’attenta lettura del breviario, e io mi sono resa conto che sarebbe stato troppo complicato. Così mi me ne sono andata.
Forse capiterà, forse non era quella la persona giusta, o semplicemente non era giusto il momento.

Fra una forma di devozione e l’altra la giornata è trascorsa, e fra caffè, Mucroncini e una squisita cioccolata con la panna, è calata la sera. Io e il mio compagno ci siamo goduti un’ottima cena alla trattoria La Fornace, e poi, sotto cielo nero trapunto di mille stelle, siamo tornati a casa.


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ALBUM FOTOGRAFICO

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