martedì 5 marzo 2024

Spiritualità lontane eppure vicine

Alcuni giorni fa guardavo, rapita e toccata, le fotografie scattate da un ragazzo viaggiatore – più di quanto io potrei mai essere – che aveva da poco visitato alcuni templi in Armenia. Architetture affascinanti e complesse esternamente, e ambienti interni più semplici e forse spogli rispetto alle nostre chiese, ma molto suggestivi. In ognuno di essi sono presenti delle vasche rialzate, coperte da uno strato di acqua che ricopre i supporti a molletta delle candele. Candele bianche, lunghe e sottilissime, che i fedeli accendono e poi infilano nei loro sostegni, accompagnando i gesti con le loro preghiere. Le fiammelle delle candele si riflettono nell’acqua, intensificando la luminosità e il calore del tempio.
Un’atmosfera di profonda e sentita spiritualità, una spiritualità che non conosco, ed è proprio da questa non-conoscenza che ho percepito qualcosa che esisteva oltre, e al contempo dentro, ogni forma di spiritualità reale e sentita.
Perché al di là delle forme, delle iconografie, dei nomi, e soprattutto al di là dei precetti e quindi di tutto ciò che crea rigidità e divisione, la spiritualità è unione, unione ad un livello più sottile. Un livello nel quale non ha più importanza a chi si rivolge la propria preghiera, ciò che importa è la preghiera stessa, e ancora di più, quel sentimento di fede e amorevole fiducia che dà origine ad essa.
Perché possono cambiare i modi, le parole, le icone, ma quel sentimento è simile, o forse addirittura identico, per tutte e tutti.
Lì, in quel luogo interiore dove la preghiera si genera, dove l’ispirazione non si è ancora fatta parola, le differenze non esistono, e siamo simili. Così come deve essere.
Questa sensazione mi ha riempita dentro. È durata un attimo e poi si è acquietata, senza tuttavia abbandonarmi.
Perché è in quel luogo senza forma, dove tutte le forme sono comprese e protette, che sto scoprendo di voler stare. E nel mio amore perenne per la spiritualità, non posso che amare anche quella diversa dalla mia. Resterei ore e ore ad ascoltare coloro che potrebbero raccontarmela. E sono certa che troverei numerosi e brillanti riflessi di ciò a cui sento di appartenere anche io, persino in quello che potrebbe apparirmi diverso e lontano, esotico.
Non smetterò mai di dare più valore a ciò che avvicina e unisce, piuttosto che a ciò che differenzia e divide.
Ho la certezza viscerale che quel luogo sottile nel quale la spiritualità più pura ha origine sia lo stesso per chiunque. E sì, è lì che voglio stare.

Mi piace pensare che, come faccio sempre nelle chiese pur non essendo cristiana, anche in un tempio armeno accenderei una candela, una di quelle lunghe e sottilissime candele bianche, pronunciando silenziosamente una preghiera, e riponendola, luminosa, nel suo supporto coperto dall’acqua. La riporrei vicina a una delle altre, certa che non ne sarebbero offese.
Una preghiera vicina all’altra. Preghiere luminose, ognuna con la sua fiammella accesa. Ognuna generata da un sentimento simile, che proviene da un luogo sottile, a cui in principio tutte e tutti apparteniamo.
Quanta luce, tutta insieme.
Se non è spiritualità questa…

***

Il ragazzo viaggiatore, e fra le altre cose guida turistica e autore, che con i suoi viaggi e le sue foto mi ha ispirato questa riflessione si chiama Manuel Santoro e potete trovarlo sul suo sito web I Viaggi di Manuel e sulla pagina FB I Viaggi di Manuel - Blog di Viaggio
Fotografia di Our Camp Life

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