martedì 1 aprile 2025

Le rovine del Castello di Vintebbio

Fu albergo un dì di castellane belle
Dai limpidi e profondi occhi sognanti?
Di forti cavalier, audaci amanti
Di paggi arditi e di gentili ancelle?
Forse nelle sue sale le donzelle
Riser del menestrello ai lazzi e ai canti.
Vide battaglie forse, ospitò fanti
Nelle notti profonde e senza stelle.
Ora sui resti di sue mura infrante
Ride nel rigoglioso vegetare
L’edera verde e cuopregli le spalle
E sulla cima, al vento, verdeggiante
L’ultima fronda manda a salutare
L’azzurro ciclo e la ridente valle.
” (1)

Forse il Castello di Vintebbio fu davvero un luogo nel quale dame e cavalieri vissero fra cerimonie e battaglie. Di certo fu un luogo di guardia e protezione dell’intera valle sottostante. Dalla collina su cui sorge si intravede la torre del Castello di Sopramonte e forse altri luoghi di altezza, ognuno atto a vegliare sulle terre di sotto e proteggerle dalle invasioni.


Ci siamo stati proprio ieri, in una giornata di sole splendente, nella quale l’intera catena montuosa spiccava limpida e innevata e i colori brillavano ognuno nella sua singolare sfumatura.
Era da diversi anni che sentivo parlare di questo posto, e molte volte lo avevo visto lassù in cima, passandoci accanto per andare verso Varallo Sesia. Finalmente, dopo aver letto il resoconto entusiasta che una travel blogger ne aveva fatto, ho sentito che era il momento di incontrarlo. E sono davvero felice di averlo fatto.
Il Castello di Vintebbio si trova nella frazione Vintebbio di Serravalle Sesia, e per raggiungerlo a piedi sono accessibili due percorsi. Noi abbiamo imboccato quello che parte dal borgo di Vintebbio, dopo aver lasciato la macchina nel parcheggio al centro del paese. Il sentiero per arrivarci è abbastanza difficoltoso, fra sassi e alti scalini fatti di radici di alberi. Anche qui le erbe selvatiche sono fiorite in tutta la loro bellezza: violette, piccole e grandi, pratoline, anemoni nemorose e tanta, tanta consolida maggiore.
Dopo il tratto in salita siamo arrivati a un grande pianoro, nel quale le possenti rovine si stagliano sul cielo turchese, memorie di un castello che un tempo doveva essere stato portentoso. Attorno, il sinuoso movimento della Sesia dalle acque celesti.



Conosciuto in origine come castrum Vintidi, non ci sono pervenuti documenti che ne determinino una data di costruzione, anche se sembra che il suo nucleo più antico risalga al 750, o al più tardi, ai primi dell’800. È tuttavia probabile che fosse sorto sui resti ancora più antichi di un castrum romano, la cui funzione era sempre la stessa, quella di guardia e protezione della valle. Forse venne rimaneggiato nel 1200, per poi venire distrutto dai valsesiani nel 1559.




Camminarci davanti e soprattutto attorno fa tornare indietro nel tempo, ammirando ciò che è rimasto in piedi di un lontano passato. Ho esplorato quelle mura a lungo, in ogni loro angolo nascosto, e mi sono persa ad osservare il lontano movimento del fiume.
Ho cercato una storia da raccontare, ma non l’ho trovata. E allora lascio parlare le immagini, il potere del luogo e la sua semplice bellezza.



Sono certa che ci tornerò, quando gli alberi saranno colmi di verde fogliame, ma soprattutto quando l’autunno li tingerà di oro e rame, e forse, fra nebbie e nuvole, questo luogo rivelerà ciò che, sento, sta ancora custodendo.

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ALBUM FOTOGRAFICO

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Note di Viaggio:
Per raggiungere le rovine del Castello di Vintebbio prendere l’autostrada A26 verso Gravellona Toce e uscire a Ghemme, proseguendo poi per la Valsesia. Alla rotonda all’ingresso di Serravalle Sesia, si può lasciare la macchina nel parcheggio del Bowling e prendere il sentiero che da lì diparte, oppure proseguire per Vintebbio e parcheggiare vicino alla chiesetta o nel centro del borgo, seguendo le indicazioni del parcheggio pubblico.
La stradina che sale verso il castello non è semplice, e necessita di agilità e comode scarpe da trekking. All’inizio del sentiero abbiamo trovato alcuni lunghi bastoni, gentilmente lasciati apposta per facilitare la salita.

Note:

1. La poesia, di autrice o autore sconosciutə, era presente sul sito del Comune di Serravalle Sesia, dove non è più disponibile, e su Archeocarta.